PORRECA Gerardo -
Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro
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Infortunio di
due operai in un oleificio di Monopoli (Ba) asfissiati
in una cisterna.
Prosegue il fenomeno delle "morti bianche".

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(19/08/2006)
MORTI BIANCHE IN UN OLEIFICIO DI MONOPOLI (BA). ASFISSIATI DUE OPERAI
ALL'INTERNO DI UNA CISTERNA. DURE REAZIONI PER L'INFORTUNIO DELLE ISTITUZIONI E DELLE SIGLE
SINDACALI. L'IMPEGNO DEL MINISTRO DEL LAVORO A LAVORO A FAR MIGLIORARE LA SICUREZZA
NEI LUOGHI DI LAVORO. UN COMMENTO
In genere non si è favorevoli a riportare sul sito fatti di cronaca
ma questa volta si ritiene di doverlo fare vista la vasta eco anche ai
massimi vertici che i recenti
infortuni sul lavoro
hanno suscitato e anche perchè degni di uno stigmatizzante commento.
Non si può non rimanere fortemente turbati, specie per
chi opera nel settore della salute e sicurezza sul lavoro, quando si
apprendono notizie quali quelle che sono pervenute in questi giorni dalla
Puglia, che a leggere i dati statistici ufficiali sta assumendo la veste di
"maglia nera" dell'infortunistica in Italia, e relative ad infortuni sul lavoro accaduti nell'arco di pochi giorni
a tre lavoratori dei quali due con esito
mortale.
A Taranto presso l'ILVA un operaio, Vito Antonio
Rafanelli, di 33 anni, originario di Molfetta (Ba) è rimasto schiacciato in
un reparto dello stabilimento tra un tubo ed un macchinario durante le
operazioni di cianfrinatura riportando gravissimi danni al torace e
all'addome. La notizia non susciterebbe scalpore se non per il fatto che l'incidente
è risultato praticamente uguale ad altri due infortuni gravissimi
accaduti tempo fa nello stesso stabilimento e presso la stessa
macchina a seguito del quale si è avuta la morte di un operaio e
l'amputazione di una gamba ad un altro lavoratore.
Qualche giorno dopo Il 18 agosto 2006 a Monopoli (Ba) due operai, Giuseppe Parisi di 34 anni e
Beniamino Argentina di 55 anni, entrambi di Francavilla Fontana (Br)
e dipendenti di una impresa di ristrutturazione individuale "Damiano Taurisano" della
stessa città, mentre erano intenti ai lavori di manutenzione presso un oleificio della ditta "Casa
Olearia Italiana SpA" ubicato alla periferia della cittadina ad una cinquantina
di chilometri da Bari e la cui attività era sospesa per il periodo feriale,
sono rimasti asfissiati all'interno di una cisterna in cemento armato
nella quale si erano calati per effettuare dei lavori di
ristrutturazione. Nella cisterna erano presenti dei gas risultati venefici
che hanno stordito il primo degli operai che si era calato al suo interno e poi colpito anche l'altro che
era sceso per soccorrere il collega. Per i due operai non c'è stato nulla da
fare malgrado i soccorsi attivati immediatamente e quando sono stati portati fuori
dalla cisterna dai Vigili del Fuoco erano ormai privi di vita.
Quale la causa e se la stessa fosse legata alla
inosservanza di misure di sicurezza sarà una indagine avviata dal P.M. Lorenzo Nicastro della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari e
condotta dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri e dagli organi ispettivi
competenti. Si assiste così al solito rituale del fatto irrimediabile ormai
accaduto e del "senno di poi", rituale che finirà in un'aula del Tribunale dove
saranno ricostruiti i fatti, sarà fatta giustizia, saranno
giustamente individuate le responsabilità e puniti gli eventuali colpevoli.
Un iter assolutamente doveroso ma che non reca contributo alcuno al
miglioramento delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Questo fatto clamoroso, che fa seguito ad altri infortuni
sul lavoro e ad altri morti bianche di cui si è recentemente occupata la
cronaca, ha suscitato come prevedibile energiche reazioni ed ha avuto una
vasta eco nelle sedi sia politiche e istituzionali, anche ai massimi
vertici, che sindacali oltre che in Vaticano con un intervento sull' "Osservatore Romano". «Una "tregua" per le
cosiddette "morti bianche" soltanto illusoria. - si legge - Trascorse le festività del
Ferragosto, puntualmente altro sangue si aggiunge alla lunga scia di lutti
sui luoghi di lavoro, silenziosa ed ignorata. Un inesorabile stillicidio che
lascia sgomenti in un orizzonte dove appare alta la latitanza di interventi,
ai vari livelli di competenza, sul fronte della sicurezza, della prevenzione
e dei controlli».
Il Ministro del Lavoro Cesare Damiano, venuto a
conoscenza dei fatti, ha formulato il suo impegno ad adottare delle efficaci
soluzioni per ridurre il fenomeno infortunistico che in questi ultimi tempi
ha accusato un inasprimento ed ha dichiarato che «Queste nuove tragedie sul
lavoro confermano l'esigenza di proseguire sulla strada, intrapresa dal
governo, di aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso
iniziative legislative e con la contrattazione e la concertazione
territoriale ed aziendale» anticipando che a breve sarà affrontata la
normativa sugli appalti, «al fine di inserire nelle clausole del maggior
ribasso criteri che facciano riferimento agli standard di sicurezza, alla
qualità del lavoro e alle retribuzioni stabilite dai contratti nazionali di
lavoro».
Il presidente della Camera, on Bertinotti, a seguito del
tragico evento di Monopoli, sottolineando che l'Italia segna il record
europeo di morti sul lavoro, ha chiesto al Parlamento di dare avvio ad una
indagine conoscitiva che possa far risalire alle cause delle morti sul
lavoro ed ha sostenuto che «Le cause di questi tragici eventi sono
certamente da ricercare nella carenza di controlli, nella mancata
applicazione delle regole, nella scarsa considerazione del lavoro umano»
Dal canto suo il sen. Euprepio Curto, componente della Commissione
parlamentare "Infortuni e morti bianche",
ha presentato
una interrogazione parlamentare al Ministro del Lavoro «al fine di
conoscere le cause dell'ennesima drammatica tragedia consumatasi sui luoghi
di lavoro» precisando che «L'allarme sui rischi derivanti dalla
inosservanza delle norme sugli infortuni sul lavoro era stato già lanciato
nella passata legislatura: non si può assolutamente continuare a tollerare
questo autentico stillicidio di tragedie che soprattutto negli ultimi mesi
hanno subito un'impennata esponenziale».
Altre dure reazioni si osservano da parte
del Sindaco di Francavilla Fontana (Br), delle sigle sindacali e dell'assessore
regionale della Puglia, Onofrio Introna, il quale in questi giorni presiede la
Regione Puglia in sostituzione del governatore Vendola, il quale ha
dichiarato che «È un vero e proprio bollettino di guerra quello per gli
incidenti sul lavoro. Occorre richiamare alla collaborazione imprenditori e
sindacati perché fatti come quelli dell'Ilva e di Monopoli non accadano più.
La strada per la sicurezza sul lavoro è lunga, e le organizzazioni degli
imprenditori e dei lavoratori troveranno porte aperte per la collaborazione
sulla vigilanza sugli appalti e sui cottimi» assicurando che almeno per
quanto riguarda i lavori di diretto appalto da parte dell'ente Regione
Puglia, saranno rafforzate le misure di sicurezza sul lavoro.
Questi i fatti ai quali si sente il dovere, oltre che di
rappresentare il più vivo cordoglio a parenti ed amici di queste ulteriori
vittime innocenti del lavoro, di far
seguire un breve commento personale alla luce anche del crescente fenomeno
infortunistico che si sta riscontrando in questi ultimi mesi.
Abbiamo sperato che con il recepimento delle direttive
europee sulla salute e sicurezza dei lavoratori ed in particolare con
l'emanazione in Italia del D. Lgs. n. 626/94 e s.m.i. sul miglioramento
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e con la conseguente
introduzione del nuovo sistema di sicurezza sul lavoro, dei servizi di prevenzione e
protezione e di tutte le procedure introdotte dallo stesso decreto
legislativo le cose migliorassero ma a distanza di più di 10 anni dobbiamo
constatare che le cose non stanno proprio così e che il fenomeno
infortunistico non è assolutamente diminuito per cui è chiaro che il sistema di
prevenzione e protezione presso le aziende richiesto dalle norme non funziona in maniera
soddisfacente.
Occorre lavorare molto ancora per sensibilizzare i
datori di lavoro ad una applicazione più compiuta delle norme di prevenzione
degli infortuni ed istituite a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, ad una
più accurata valutazione dei rischi esistenti nei luoghi di lavoro, ad
una più incisiva attenzione all'attuazione delle misure di prevenzione e protezione, ad
attivare gli istituti della informazione e formazione dei lavoratori,
importantissimi come si è rilevato nei casi in esame, alla istituzione
della sorveglianza sanitaria ed all'attuazione di tutte le procedure
previste dal D. Lgs. n. 626/94.
Ma non basta perchè, poiché si è osservato che
l'attenzione rivolta all'attuazione delle misure di prevenzione e di
sicurezza sul lavoro è strettamente legata al fatto di sapere di essere
controllati, occorre, parallelamente all'azione di sensibilizzazione e di
cultura, provvedere a rivedere tutto il sistema della vigilanza che in
Italia non funziona a dovere, a renderlo più
operativo ed efficace, a potenziare e rafforzare gli organi ispettivi e ad
incrementare i controlli nei luoghi di lavoro perchè le norme di sicurezza
sul lavoro ci sono e vanno
rispettate e se si afferma in questo momento che è indilazionabile l'esigenza di
emanare un Testo Unico che riordini e semplifichi il complesso corpo
normativo italiano in materia di salute e sicurezza si farebbe una
affermazione del tutto strumentale
se solo si tiene conto, ad esempio, che l'evento infortunistico di Monopoli
così come
quello di Taranto sono avvenuti presumibilmente perchè legati semplicemente all'assenza di misure di
sicurezza già previste dalla legge sin dagli anni '50.
Occorre altresì potenziare concretamente la vigilanza
sugli appalti e subappalti perchè la parcellizzazione ed il trasferimento
delle opere induce ad uno scarico degli obblighi e soprattutto ad una
incertezza di responsabilità che possono risultare deleteri per una compiuta
e regolare applicazione delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro. Va
altresì controllato il comportamento delle imprese appaltatrici e
subappaltatrici, soprattutto quando operano nello stesso ambiente di lavoro,
imprese che le norme, ai sensi dell'art. 7 del D. Lgs. n. 626/94, chiamano a
scambiarsi reciprocamente le informazioni sui rischi derivanti dalle proprie
attività oltre che a coordinarsi ed a cooperare nella realizzazione delle
misure di prevenzione e sicurezza a tutela dei lavoratori dalle stesse
dipendenti.
E' un impegno questo che il Parlamento deve assumersi e
che in verità si sta assumendo accompagnato però da quello di controllare
in seguito attentamente che quanto programmato venga effettivamente messo in opera. Altrimenti
il grido che si leva da questi tragici accadimenti è un grido nel deserto.
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